Una lettura del ‘900 come secolo che vede l’esaurimento delle grandi ideologie e la ricerca di nuovi “padri”: un lungo “secolo di Edipo”.
Paolo Venturi analizza come nel “post coronavirus” economia e welfare devono essere ricomposti, attraverso politiche e strategie di neo-mutualismo.
Un’analisi della teoria pedagogica di Paulo Freire attraverso la lettura della sua opera principale: “La pedagogia degli oppressi”.
Nel rapporto tra Oriente e Occidente la distanza non è stata una costante e sarà proprio rispetto alle distanze che si costruiranno le sfide del XXI secolo.
Le aree interne chiedono una attenzione che non riguarda solo le loro evidenti fragilità, ma si propongono all’intero Paese come risorsa.
Questa intervista a Giorgio Zanchini affronta l’insieme delle problematiche legate alla transizione digitale nel settore dell’informazione.
Paola Dubini affronta le problematiche dell’economia della cultura e le caratteristiche del mercato del lavoro culturale.
L’intervista a Philip Di Salvo analizza l’impatto delle tecnologie digitali sul mondo del giornalismo e il ruolo delle grandi piattaforme.
Maria Passaro ricostruisce le vicende di una generazione di artisti costretta a fuggire dall’Europa hitleriana e a cercare riparo negli Stati Uniti.
Corm tratta la questione del rapporto tra religione e laicità in Medio Oriente giungendo a parlare al cuore della nostra esperienza democratica di europei.
Continuare a fare cultura significa costruire una speranza per un domani differente, un obiettivo possibile solo attraverso dialogo e impegno collettivo.
Alessandra Smerilli affronta il ruolo della cooperazione nell’includere gli esclusi e nel conciliare le dimensioni del tempo, del lavoro e della cura.
“L’essere umano e l’economia” è attraversato da un filo comune di ricerca che ha alla base l’indagine sulla natura umana e su una “nuova antropologia”.
Il lavoro di Tortuga analizza tre questioni considerate maggiormente significative da una prospettiva giovanile: welfare, scuola e mercato del lavoro.
"Le mappe della disuguaglianza" restituiscono la complessità sociale e spaziale della capitale, mostrandone le tante sfaccettature e le disuguaglianze.
Porre i “margini” al “centro” come fa Giovanni Carrosio significa dar voce a territori che da molti anni venivano trascurati nel dibattito pubblico.